By M. Tullio Cicerone, a cura di Leonardo Ferrero e Nevio Zorzetti

ISBN-10: 8802018588

ISBN-13: 9788802018584

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Ancora un'ultima parola, la sua» (\'I, 135). Seguendo il genere, Derrida ricorda le parole del morto per tentare di intendere l'amico o per riportare le sue parole tra noi per l'ultima volta. E ogni volta si domanda se il fatto di farlo è politico, se è fatto bene, con tatto e buon gusto, se è fedele all'amicizia di cui fa il lutto. In ogni testo di lutto Derrida comincia col dire che i morti gli mancano. Abbiamo anche visto quanto «questa privazione ingeneri un dovere: lasciar parlare l'amico, rendergli la parola, la sua, non prenderla e soprattutto non prenderla al posto suo - non c'è abuso più grave alla morte dell'amico» (IV, 110).

Anche se «i modi dell'interiorizzazione o della soggettivazione di cui parla la psicoanalisi sono, sotto certi aspetti, innegabili nel lavoro del lutto» (X, 177), l'interiorizzazione non è mai compiuta e, a causa Ji tale riorganizzazione dello spazio, rimane in ultima analisi impossibile. Secondo Derrida l'interiorizzazione non può e non deve essere rimossa; l'altro è effettivamente ridotto a delle immagini «in noi>>. E tuttavia la nozione stessa di interiorizzazione viene limitata dal fatto che essa presuppone una topologia con dei limiti tra esterno e interno, tra ciò che è nostro e ciò che è altro.

22. 40 Introduzione: Fare i conti con i morti zione, qualcosa di assolutamente unico e nello stesso tempo condiviso. Si è dunque stabilita una certa analogia tra l'interiorizzazione dell'amico che si produce nel lutto, la riduzione dell'amico ai segni e alle immagini «in noi», e l'incorporazione della citazione nei testi del lutto. Tutto avviene come se, per cominciare, una tale citazione permettesse a Derrida di dare la parola all'amico, di lasciare l'ultima parola a colui di cui fa il lutto. All'inizio del testo su Louis Marin scrive: «Cominciamo col dargli la parola.

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by Richard
4.5

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